LEGGENDE METROPOLITANE


Ma quando è nato davvero questo termine di “Isola”?

Il termine è ormai “antico”: precedente rispetto alla maggior parte dei palazzi e delle case che oggi vi possiamo vedere. Allora qui esisteva un quartiere oggi scomparso che era noto come il centro della malavita milanese e che veniva già soprannominato “Isola Garibaldi” proprio nel senso che abbiamo cercato di evocare, in quanto cioè tagliato fuori dal vivo della città per l’ingombro dei binari ferroviari. Qualcosa di quell’aspetto e di quella vita ormai perduti forse sopravvive nella vecchia corte in via De Castilla 7. I suoi abitanti più tipici erano considerati dei “balordi”, ed erano detti in dialetto meneghino baloss, ligera, balabiott; termini coloriti ma difficilmente traducibili, che potremmo rendere in modo approssimativo come briccone, persona fatua, spiantato.

A questo proposito citiamo un vecchio libro ormai introvabile nella edizione originale (ma in seguito aggiornato, è giunto ormai alla diciassettesima edizione), frutto di una conoscenza attenta della città e dei suoi mutamenti, edito nel 1965, e redatto da G.Lopez e S.Severgnini, “Milano in mano”:

La nuova city milanese, di notte forse ancor più che di giorno, fa un grandioso vedere, e sin da oggi offre un’idea abbastanza precisa di quello che sarà soprattutto domani: un alveare ronzante nelle quaranta ore della “settimana corta”, semideserta con tutte le sue luci accese dietro i cristalli quando entrano in azione le squadre per le pulizie. Dominano, fra gli edifici ad oggi costruiti, l’ottimo grattacielo Galfa (via Gustavo Fara), sede della società petrolifera BP, e il nuovo edificio della Sip-Stipel in via Pirelli, entrambi firmati Melchiorre Bega. Tutt’in giro, per un raggio di vari chilometri, stanno sorgendo e via via sorgeranno le sedi direttive di molte fra le maggiori industrie d’Italia, cuore e motore del rapidissimo sviluppo che ingigantito la città dall’epoca di re Umberto I all’attuale”.

Abbiamo voluto proporre questa lunga citazione per dimostrare lo Schicksal davvero emblematico di questo luogo, sul quale sembra aleggiare una incompiutezza e una marginalità destinate a perdurare. Infatti la predizione degli autori è rimasta disattesa per quasi cinquant’anni e sembra che stia per avverarsi soltanto ai giorni nostri, in termini affatto diversi. La vocazione industriale alla quale si riferivano i nostri autori appartiene ormai alla “età dell’oro” del dopoguerra e della ricostruzione e non ha per nulla garantito a questo luogo quel futuro prossimo prospettato dai nostri studiosi; per anni l’area dell’Isola è sopravissuta uguale a se stessa, più fedele a quel destino di marginalità che risale proprio al senso che abbiamo cercato di evocare. Per decine d’anni il tessuto vecchio del quartiere ha continuato a coesistere con lo sviluppo legato alla crescita della stazione ferroviaria, in termini inalterati, con scarsi tentativi di dialogo – fino al passato più recente, quando è stata presa la decisione di legare quest’area al futuro expo 2015: qui dunque si sta costruendo celermente il nuovo palazzo della Regione, ma un’area sempre più vasta è interessata a nuovi insediamenti residenziali. Ormai il destino di Milano è legato allo sviluppo del settore terziario: la profezia sembra quindi in procinto di avverarsi, in termini differenti da quelli evocati dai precedenti autori.

Ma qualcosa di quella “aura” non potrà forse essere cancellato.

 

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