Gleisdreieck: è il nome di una stazione U-Bahn di Berlino, situata su un viadotto sulle linee U1 e U2 nel distretto di Kreuzberg. Questo termine significa letteralmente "triangolo ferroviario" – se qualcuno scende a questa stazione prova una sensazione di singolare straniamento: l’intersezione dei binari e dei tralicci sembra “isolarlo” dalla realtà circostante, e l’effetto perdura anche quando continua il suo tragitto a piedi.

Quando arrivo alla “Isola”, a volte, ritrovo questa sensazione.

Anche se ormai vivo da molti anni a Milano, in questo quartiere, l’intersecarsi delle rotaie dei fili elettrici, dei piani di orizzonte, qualcosa di imprecisabile, mi riporta a quella sensazione: il luogo crea una curvatura nello spazio, una realtà a sé, in cui ci si sente appunto “isolati” da tutto il resto.

Chi vive all’Isola forse capisce quello che intendo.

L’Isola rappresenta una sorta di microcosmo di vissuti, di situazioni, di persone: quando capita di uscire è sicuro che ci si imbatterà presto in qualcuno che si conosce, in qualcuno disposto a scambiare quattro chiacchiere, in qualcuno che non si preoccupa del tempo e dei ritmi convulsi della città: qualcuno disponibile a starti a sentire, a dedicarti un po’ del suo tempo.

Ferdinand Tönnies fu uno dei più grandi sociologi tedeschi. Fu il primo presidente della Società tedesca di sociologia ma venne destituito nel 1934 per la sua opposizione al nazional-socialismo. Nell'opera Comunità e società (Gemeinschaft und Gesellschaft, 1887) individua due forme diverse di organizzazione sociale: la comunità (Gemeinschaft) e la società (Gesellschaft): mentre la forma comunitaria, fondata sul sentimento di appartenenza e sulla partecipazione spontanea degli individui, predomina in epoca pre-industriale, la forma societaria, basata sulla razionalità e sullo scambio puramente economico, domina nella moderna società industriale. Tönnies vedeva questi due tipi (Normaltypen) di organizzazione sociale come contrapposti, e stigmatizzava nella evoluzione della società una progressiva perdita della qualità e della sincerità dei rapporti umani.

Questa tendenza è davvero irreversibile?

Quando passeggio nell’Isola mi sembra che non sia così. Qui le persone non sembrano avere fretta: tutte le vie sono a senso unico, l’intersezione di rotaie e di palazzi crea una sorta di “sacca” naturale, che protegge il luogo dal traffico convulso proprio di ogni metropoli, permette di “respirare”, attua una decompressione naturale.

Le persone camminano, si fermano a parlare, semplicemente si accorgono degli altri: per lo più si conoscono, almeno di vista, non si ignorano. Si può trattare di legami occasionali, oppure profondi, di semplici consuetudini oppure di autentica disponibilità all’altro – ma quella impressione di solitudine che si avverte in altre zone della città risulta estranea qui all’Isola. È qualcosa che si avverte, che, prima di tutto si respira – ma spero di essere riuscito, se non a spiegarvelo, almeno a farvelo riconoscere dentro di voi.

 

HOME