UNA VECCHIA CORTE


Siete mai entrati in via De Castilla 7?

Per me si tratta di una vecchia conoscenza. Sono nato anch’io a Milano, ma in una zona differente: la “mia” scoperta di questo luogo risale però a tanti anni fa, quando ancora ero un ragazzo, e bighellonando un po’ a caso nella zona adiacente alla stazione finì in questa strada, discosta dalle altre.

Entrai nel vecchio portone: con una certa sorpresa, mi trovai di fronte ad una cascina che sembrava intatta nel tempo, con i suoi ballatoi, i suoi portoni di legno, i suoi vasi di fiori – addirittura una spazio centrale in cui ci si sarebbe aspettati di vedere un pozzo per l’acqua.

Ero arrivato – senza saperlo – all’Isola.

Il cortile e i ballatoi mi ricordavano la vecchia casa dove aveva abitato mia nonna, presso la quale ero solito recarmi in visita quando ero bambino – questo è il vero segreto dell’Isola, uno spazio sottratto al tempo, dove non te lo saresti mai aspettato, dietro alla nuova stazione. Si tratta di emozioni difficili da spiegare, senza cadere nella retorica – i vasi dei fiori collocati un po’ alla rinfusa, dappertutto, nello spazio del cortile, sui ballatoi nelle fioriere a terra oppure appese per aria, e i rampicanti che circondano la visione.

È qualcosa che rimane nel cuore.

Questa visione appartiene solo a me, e a pochi altri.

Potete anche voi andare in via De Castilla, al numero 7: purtroppo adesso vi trovereste davanti ad un portone chiuso. In ogni caso noterete qualcosa di insolito, anche girando intorno al perimetro di questo edificio: costretto in mezzo ad edifici moderni, alcuni recentissimi e di dubbio gusto urbanistico, il luogo conserva una sua unità segreta, come un forziere che non lascia intravedere le gioie che contiene.

Se però siete particolarmente fortunati, vi può capitare che qualcuno stia uscendo proprio da quel portone, e se siete abbastanza gentili nel rivolgere la richiesta forse vi sarà permesso almeno di gettare un’occhiata al suo interno. Così è accaduto anche a me, ritornando in questi luoghi. Le vecchie corti sono diventate un po’ alla “moda” negli ultimi tempi, qui a Milano: se ne possono trovare nella zona di Brera, oppure in quella dei navigli. Sono state restaurate sovente con cura: talora danno un’impressione troppo “laccata”, quasi finta. Anche questa vecchia corte non si sottrae del tutto a questa sensazione di artifizio, che però mi è sembrata qui meno pronunciata che altrove. Probabilmente gli attuali abitanti di questa corte sono ignari delle vicissitudini delle età trascorse, ma egualmente sono rimasti attratti dal fascino di questo luogo: una vecchia corte “fuori dal tempo”, dove si respira un’aria semplice, un odore di antiche cose.

Possiamo iniziare a sognare? Corti come questa erano presenti in tutta la zona: esse erano abitate da una umanità forse sofferente, forse “emarginata”, ma erano comunque territori in cui crescevano relazioni sociali, si alimentava un sincero senso di solidarietà. Fioriere a terra, rampicanti alle ringhiere dei davanzali: un’atmosfera ospitale che si imprime nella mente anche nel passante frettoloso.

Tutto ciò sembra parlare un linguaggio altro, al quale non siamo abituati nella metropoli.

 

HOME